Ci se ne serve, li si rimette a posto, si vive in mezzo ad essi: sono utili, niente di più.
E a me mi commuovono, è insopportabile.
Ho paura di venire in contatto con esseri proprio come se fossero bestie vive."
Così, descriveva il suo rapporto con gli oggetti, Jean-Paul Sartre nel suo capolavoro, La Nausea.
E proprio su queste parole riflettevo durante il mio viaggio alla scoperta di luoghi e paesaggi di un pezzo di Sardegna ancora da esplorare.
Con quale forza e potenza la bici riesce a cambiare il mio umore, ad avere una presa emotiva così penetrante.
A trasmettermi emozioni che raramente nella mia esistenza mi era capitato di sentire.
Eppure quando mi ci siedo sopra e attacco le scarpette ai pedali sentendo quel "click", prendo fra le mani il manubrio ed incominciaro a far roteare i pedali; tutto il male del mondo si fa più leggero, la mente comincia a viaggiare ed io e la bicicletta diveniamo una cosa sola.
Parto, pedalo, vado, posso raggiungere qualsiasi luogo e durante i metri che si trasformano in chilometri, quante meraviglie mi colpiscono.
Il bagliore dell'alba che sorge dai monti del sud-est Sardegna, mi dà la giusta carica per iniziare e mi mostra la bellezza eterna che si sussegue da milioni di anni, in questo dolce valzer tra notte e giorno, aurora e tramonto.
Aumento i giri del motore sempre più, il freddo è pungente, ma la motivazione mi riscalda.
I campi verdi e incontaminati del Trexenta si aprono immensi al mio passaggio, distese di erba, pecore che belano, taccole che si librano in aria e qualche pala eolica che sovrasta il panorama.
I paesi immersi nel loro risveglio silenzioso mi danno il benvenuto, Guasila, poi Mandas. Incontro due signore che in religioso silenzio portano i fiori sulle tombe dei propri cari.
Anche per loro è un anno nuovo.
Percorro ancora un tratto in salita, un cane, maremmano, dal manto bianco latte, come un avvoltoio addenta una preda al centro della carreggiata scatenando l'ira degli uccelli che la sorvolavano.
La preda, sicuramente un animale travolto la sera prima dalla furia tecnica dell'uomo e delle sue macchine veloci e senz'anima.
Dopo averla agguantata, corre rapido per un sentiero che porta alla cima della collina. Non vede l'ora di consumare il suo pasto e svanisce all'orizzonte.
Proseguo e le salite si moltiplicano, le gambe si induriscono, ma è incantevole percorrere l'asfalto e farsi dono di scorci sublimi.
Raggiunta Isili, ci ritorno dopo quindici anni, a quell'epoca ci venni con la squadra di calcio e rivedendo il campo sportivo mi salgono alla mente ricordi d'adolescenza.
È presente un nuraghe dietro gli spalti, caratteristico dettaglio di cui non avevo memoria.
Il lago circostante è semivuoto, e la rocca ove si trova in cima una piccola chiesetta, si erge a punto di osservazione.
Virando verso nord-ovest come un marinaio durante la navigazione, giungo a Gesturi.
Vengo colpito dal monumento ai caduti della I Guerra Mondiale, un cannone da campo sta sul fianco destro.
Noto un tricolore in stoffa affianco ad un muretto di pietre nascosto dalle foglie cadute da poco. Lo raccolgo e in maniera quasi sacra decido di posarlo ai piedi della statua del milite, con rispetto saluto e vado avanti.
Quasi tutti quei ragazzi avevano poco più di vent'anni quando dovettero lasciare forzatamente la loro amata terra per andare a farsi trucidare in trincea.
Sono fortunato, penso, le mie battaglie le combatto e posso ancora vincerle, loro no, la guerra gli ha inghiottiti con sé.
È tempo per un caffè, nel centro del Paese noto un caratteristico bar che sembra essersi fermato a qualche decennio fa.
Ordino anche un bicchiere d'acqua per reintegrare un po' di liquidi.
Un signore che indossa un maglione verde felpato, mi osserva incuriosito e mi domanda se veramente provengo da Sant'Antioco, gli rispondo di sì.
Cordiale, genuino, scambiamo qualche chiacchiera e gli offro un'altra bionda, che si fa riempire nel bicchiere appena utilizzato. Ci auguriamo buon anno e buona vita.
La discesa verso la Marmilla passa per la cittadina di Barumini, i suoi nuraghi, imponenti e maestosi mi indicano le via e aumento la velocità, la piana che mi porta fino a Turri e Baressa è l'ideale per i passisti.
Sconfino, arrivo in provincia di Oristano, non mi era mai capitato di oltrepassare una provincia se non in macchina, mi sembra di essere in un altro mondo.
Dopo aver oltrepassato Baressa, è ora di tornare verso sud.
Mi ritrovo al bivio Gonnostramatza/Gonnoscodina e non ricordo la strada, il mio ciclocomputer della GARMIN decide di abbandonarmi e si scarica, non sapendo dove Gonnos andare, decido di attraversarle ambedue.
Mai fidarsi della tecnologia, questa ne è la prova.
Vado diritto per Collinas e penso "chissà perché l'avranno chiamata così", e poi ne divento cosciente, trecento metri di salita sono lì ad attendermi.
Pedalo ancora, le scorte sono finite, il fiato si fa più pesante e i battiti del cuore accelerati.
Una volta scollinato ci sono ancora venticinque chilometri da percorrere, sono i più duri, non riesco ad essere più agile e devo rallentare per evitare crisi di fame ed arrivare alla metà.
La cava e la faglia di Segariu mi suonano familiari, ci sono passato il giorno precedente in auto e mi rendo conto che manca sempre meno all'arrivo.
Raggiungo Guasila, la sua chiesa ottocentesca è stupenda, svolto per Pimentel ma i chilometri restanti sono sbiaditi nel blu del cartello.
L'ultimo rettilineo sembra non finire mai, e così in realtà vorrei che fosse, l'avventura sta giungendo al termine e una lacrima mi scende lungo il viso.
L'epicità dell'ultimo tratto mi fa pensare ad un cavaliere di ritorno dalla crociata in sella al suo destriero.
Arrivo a Pimentel, mi getto sull'erba esausto in un urlo liberatorio. Un cavallo di fianco mi osserva mentre interrompe per un secondo di saziarsi. Pensa "questo è pazzo" e riprende a mangiare il suo fieno.
130km totali in 6h di viaggio
Comuni raggiunti:
-Pimentel
-Guasila
-Villanovafranca
-Mandas
-Serri
-Isili
-Nurallao
-Nuragus
-Gesturi
-Barumini
-Tuili
-Turri
-Baressa
-Simala
-Gonnoscodina
-Gonnostramatza
-Lunamatrona
-Villamar
-Segariu
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