Mi rendo conto sempre più quanto sia complicato e a tratti impossibile mettere in pratica e promuovere metodi non allineati.
Tante le montagne da scalare e oltrepassare, con insieme tutta una serie di ostacoli lungo il percorso. La famiglia, l'istituzione scuola, il mondo, i colleghi e le colleghe stesse.
E' diventata ormai consuetudine riempirsi la bocca di belle parole quali "resilienza", "multitasking", "problem solving", nel concreto però, oltre rivelarsi una moda, non si riesce mai a distaccarsi da quel bisogno interiore di conforme, dai metodi fossilizzati, dalla mania e dall'ossessione del controllo, dalla programmazione dettagliata di ogni attività, spazio, modo di porsi.
Come si può lavorare da educatori se si ha la mentalità da burocrati/dinosauri che si comportano come macchine o automi?
In questi giorni è stato costruttivo e particolarmente sorprendente svolgere attività con ragazzi e ragazze adolescenti, mirate a conoscere le opinioni, i pensieri, i sogni e le paure riguardanti temi comuni e attuali.
Penso infatti che raramente chiediamo ai nostri ragazzi come si sentano, (soprattutto a scuola e in famiglia) cosa provino e pensino realmente, e nel caso questo accada, lo si fa solo per pulirsi la coscienza, senza realmente prendere in considerazione i messaggi che hanno da dire e il malessere che hanno da esporre. Per evitare il conflitto e la risoluzione di certe dinamiche si preferisce mantenere un rapporto di subalternità, zitti e seduti!, come ha descritto nel suo libro William Frediani e che ho affrontato in qualche post fa:https://www.blogger.com/blog/post/edit/858972948268394867/5796246328494285257.
I temi discussi sono stati fra i più svariati, qualcuno potrebbe considerarli anche banali, ma qua non si trattava di affrontarli dall'alto verso il basso, ma di porsi in maniera orizzontale, alla pari, senza giudizio, un mare calmo e privo di onde (inizialmente).
Famiglia, amore, amicizia, passioni, futuro, percezione di sé, scuola, le tematiche trattate. Ognuno poteva esprimere il suo pensiero in maniera anonima tramite biglietti che venivano successivamente letti e discussi. L'anonimato ha fatto si che anche i più timidi e introversi si facessero avanti.
E' stata una ricerca appassionante, emotivamente coinvolgente.
Il plebiscito sull'idea che i ragazzi si sono fatti e che hanno della scuola è stato una ulteriore conferma del mio pensiero.
"La scuola fa schifo perché ci fa diventare insicuri", "La scuola è un luogo dove se non vai bene ti bruciano vivo", "E' come una prigione, ci mantengono rinchiusi come scemi e ci riempiono di compiti", questi alcuni dei commenti saltati fuori. Un ideale comune di oppressione, di tortura, di mancanza di ascolto dei propri bisogni fisici e mentali, la forzatura di dover affrontare una parte importante della loro esistenza dietro i ricatti e i giudizi di professori sempre più tecnicizzati e non inclini anche ai reali bisogni vitali. Le lodi della scuola, riguardavano l'incontrarsi con altri simili, compagni e compagne con cui cavalcare le stesse onde e patire le eguali sofferenze. D'altronde non c'è altra scelta per loro di essere realmente capaci di adattarsi al sistema e di cercare del bello, del positivo anche in contesti coercitivi come appunto la scuola dell'obbligo.
Famiglia e amicizia sono stati affrontati come temi complementari. Si è descritta la famiglia come il ritrovo sicuro in un gruppo di amici o in uno solo e l'amicizia a sua volta come ideale di famiglia.
Si è rivelato curioso constatare inoltre come, nonostante la propaganda "anti famiglia", comoda solo al mercato e al capitalismo più sfrenato, i fanciulli desiderino un futuro con dei figli, la voglia di essere madri e padri e costruire un'idea di famiglia "tradizionale. 
Pochi sono stati i desideri di un futuro consumista, incentrato sul successo e sulla bella vita.
Un paradosso? Forse il martellare costante tramite pubblicità e mass media sta facendo crescere invece un seme di antichi ideali?
Lo scopriremo solo vivendo cantava Lucio Battisti, sicuramente nonostante tutte le armi che il Potere ha di plasmare le menti e le vite, nulla avrà realmente influenza quanto il caso, l'aleatorietà, l'impossibilità di prevedere come sarà il mondo del domani, seppure come già detto a inizio discorso, si programmi tutto in maniera ferrea.
La speranza dicono che sia all'ultima a morire. Voglio pensare che prima o poi cambi il modo di intendere e vivere il mondo dell'educazione e della formazione.Da piccoli gesti, dalla quotidianità, dall'ascolto potremo costruire un futuro e una società diversa.
Perché da sempre l'attesa è il destinoDi chi osserva il mondoCon la curiosa sensazioneDi aver toccato il fondo
Senza sapereSe sarà il momentoDella sua fineO di un neo rinascimento...
Giorgio Gaber - L'Attesa
L'attività proposta si è ispirata all'attività "Galleria delle visioni", presente nel libro Dilemmi Diletti, Enrico Euli.


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