I sentimenti suscitati dal Kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone. Per questo il Kitsch non può dipendere da una situazione insolita, ma è collegato invece alle immagini fondamentali che le persone hanno inculcate nella memoria: la figlia ingrata, il padre abbandonato, i bambini che corrono sul prato, la patria tradita, il ricordo del primo amore.
Il Kitsch fa spuntare, una dietro l'altra, due lacrime di commozione.
La prima lacrima dice: Come sono belli i bambini che corrono sul prato!
La seconda lacrima dice: Com'è bello essere commossi insieme a tutta l'umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato!
Nessuno lo sa meglio degli uomini politici.
Quando c'è un giro una macchina fotografica, si precipitano subito verso bambino più vicino per sollevarlo in aria e baciarlo sulla guancia."
<<Il Kitsch è l'ideale estetico di tutti gli uomini politici, di tutti i partiti e movimenti politici.>>
"A quell'epoca la Cambogia aveva vissuto una guerra civile. In Cambogia c'era la carestia e la gente moriva per cure mediche.
Un'organizzazione internazionale di medici aveva già chiesto più volte l'autorizzazione a entrare nel paese, ma i vietnamiti l'avevano rifiutata. I grandi intellettuali occidentali avrebbero perciò marciato fino alla frontiera cambogiana, e con quel grande spettacolo inscenato davanti agli occhi del mondo, avrebbero ottenuto l'ingresso dei medici nel paese occupato....
..... In quell'istante l'interprete che procedeva alla testa del corteo avvicinò le labbra ad un largo tubo e gridò in lingua Khmer in direzione dell'altra riva del fiume: ci sono qui dei medici che chiedono il permesso di entrare in territorio cambogiano e di prestarvi assistenza medica.
La risposta dall'altra sponda fu un incredibile silenzio.
Franz si guardò attorno. Quel silenzio li colpiva tutti in viso come uno schiaffo.
All'improvviso Franz si rese conto di quanto fossero ridicoli tutti quanti."
Questa insostenibile leggerezza dell'essere - Milan Kundera
Guardando alla flotta partita per la Palestina in queste settimane, mi torna in mente il passo di Kundera che ho recentemente letto: quanto di ciò che vediamo è gesto autentico e quanto invece spettacolo, immagine condivisa che sfiora il kitsch? Dietro ogni bandiera e ogni proclama resta il dubbio: c’è un reale impegno o la tentazione di esibirsi davanti al mondo?
Il silenzio che circonda Gaza viene allora contrastato con il rumore di un’azione eclatante. Ma questo rumore, se non produce conseguenze concrete, rischia di trasformarsi in pura estetica, in un’ultima spiaggia più simbolica che politica.
E infine c’è il problema dell’incomunicabilità: non solo di lingue diverse, ma di mancanza di ascolto reciproco. Forse non siamo davvero disposti a sentire l’altro e l'altro a sentire noi, e così ogni gesto rischia di perdersi come l’appello nel vuoto che descrive Kundera.
Abbiamo bisogno di atti che scuotano il mondo. Ma perché dico io, si è dovuti arrivare ad un gesto così estremo?
Hanno fallito i governi, ha fallito la diplomazia, falliremo anche noi?
L'intolleranza e la mancanza di ascolto dell'altro sono le piaghe di questi tempi.
Ne vedremo delle belle.
caro, il dubbio resta e mi allontana anche da iniziative come queste.
RispondiEliminad'altronde, che fare?
baci